L’VIII Rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) rappresenta uno degli strumenti più importanti per comprendere la diffusione delle patologie asbesto–correlate nel territorio italiano. Il documento, elaborato dall’INAIL attraverso la rete dei centri operativi regionali, aggiorna e amplia il quadro epidemiologico nazionale relativo ai casi di mesotelioma maligno, la patologia sentinella per eccellenza dell’esposizione ad amianto.

Il rapporto conferma con chiarezza un dato ormai consolidato nella letteratura scientifica: gli effetti sanitari dell’utilizzo massiccio di amianto nel secolo scorso continuano a manifestarsi ancora oggi. La lunga latenza delle patologie asbesto–correlate, che può superare anche i quaranta anni tra esposizione e comparsa della malattia, determina infatti un andamento epidemiologico che prosegue nel tempo nonostante il divieto di utilizzo dell’amianto introdotto in Italia con la legge 257 del 1992.

L’analisi contenuta nel rapporto consente quindi di ricostruire sia la dimensione epidemiologica del fenomeno sia le principali modalità di esposizione professionale e ambientale che hanno determinato l’insorgenza della patologia.

Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi: struttura e finalità

Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi è stato istituito con l’obiettivo di monitorare l’incidenza del mesotelioma maligno sul territorio nazionale e di ricostruire le circostanze di esposizione all’amianto. Il sistema di sorveglianza si basa su una rete di registri regionali coordinati a livello centrale dall’INAIL.

Ogni centro operativo regionale svolge attività di raccolta e validazione dei casi diagnosticati nelle strutture sanitarie del territorio. Successivamente viene condotta un’indagine anamnestica approfondita per individuare le possibili fonti di esposizione professionale, ambientale o familiare. Questa attività di ricostruzione delle esposizioni costituisce uno degli aspetti più rilevanti del sistema ReNaM. Attraverso tali indagini è infatti possibile individuare i settori produttivi maggiormente coinvolti e orientare sia le politiche di prevenzione sia le azioni di tutela previdenziale e risarcitoria.

Il Registro rappresenta quindi non soltanto uno strumento epidemiologico, ma anche una base conoscitiva fondamentale per la gestione del rischio amianto e per il riconoscimento delle malattie professionali.

I dati epidemiologici dell’VIII Rapporto ReNaM

L’VIII Rapporto ReNaM aggiorna i dati relativi ai casi di mesotelioma maligno diagnosticati in Italia nel periodo di osservazione più recente disponibile al momento della pubblicazione.

L’analisi conferma la persistenza di un numero significativo di nuovi casi ogni anno. Il mesotelioma continua infatti a rappresentare una patologia strettamente connessa alle esposizioni professionali pregresse, soprattutto nei settori industriali che hanno fatto largo uso di amianto durante il secondo dopoguerra. La maggioranza dei casi riguarda il mesotelioma pleurico, che costituisce la forma più frequente della malattia. Seguono, con percentuali inferiori, il mesotelioma peritoneale, pericardico e della tunica vaginale del testicolo.

L’età media alla diagnosi si colloca generalmente tra i 65 e i 75 anni, coerentemente con la lunga latenza della patologia. La distribuzione per genere evidenzia una prevalenza significativa di casi tra gli uomini, legata alla maggiore esposizione professionale nei settori industriali tradizionalmente a prevalenza maschile.

I principali settori produttivi coinvolti

L’analisi delle esposizioni professionali ricostruite attraverso le indagini ReNaM evidenzia la concentrazione dei casi in alcuni comparti produttivi storicamente caratterizzati dall’utilizzo di amianto.

Tra questi figurano in primo luogo l’industria cantieristica navale, la produzione di cemento–amianto, il settore ferroviario e l’industria metalmeccanica. Anche il comparto della costruzione e manutenzione degli edifici presenta un numero significativo di casi, soprattutto in relazione alle attività di installazione e rimozione di materiali contenenti amianto.

Un altro settore particolarmente rilevante è quello della difesa e delle infrastrutture militari, dove l’amianto è stato utilizzato per decenni in applicazioni navali, aeronautiche e negli impianti tecnici delle strutture operative.

L’individuazione dei settori maggiormente esposti consente di comprendere come l’epidemia di mesotelioma in Italia sia strettamente legata alle modalità di sviluppo industriale del paese nella seconda metà del Novecento.

Le esposizioni non professionali

L’VIII Rapporto ReNaM dedica particolare attenzione anche alle esposizioni non professionali. Accanto alle esposizioni lavorative, infatti, una quota significativa di casi è riconducibile a contesti ambientali o familiari.

Le esposizioni familiari derivano generalmente dal contatto domestico con lavoratori esposti all’amianto. Le fibre possono infatti essere trasportate negli ambienti domestici attraverso gli indumenti da lavoro contaminati.

Le esposizioni ambientali sono invece legate alla presenza di stabilimenti industriali che utilizzavano amianto o alla presenza di materiali contenenti amianto nel territorio. In alcune aree del paese, caratterizzate da importanti poli industriali del passato, il numero di casi riconducibili a esposizione ambientale risulta particolarmente elevato.

Questi dati confermano come il rischio amianto non abbia interessato soltanto i lavoratori direttamente impiegati nei processi produttivi, ma abbia coinvolto anche comunità locali e familiari.

Il mesotelioma come malattia sentinella dell’esposizione ad amianto

Nel contesto della medicina del lavoro il mesotelioma è considerato una patologia sentinella dell’esposizione ad amianto. La relazione causale tra l’esposizione alle fibre di amianto e l’insorgenza della malattia è infatti ampiamente documentata dalla letteratura scientifica internazionale. Proprio per questo motivo, il riscontro di un caso di mesotelioma rappresenta spesso un indicatore della presenza di esposizioni pregresse anche in contesti non immediatamente evidenti.

La ricostruzione delle circostanze di esposizione svolta attraverso il sistema ReNaM consente quindi di individuare situazioni di rischio che potrebbero altrimenti rimanere sconosciute.

Questo aspetto assume particolare rilievo anche sul piano della prevenzione, poiché consente di individuare contesti ancora contaminati e di attivare interventi di bonifica o di monitoraggio sanitario.

Le implicazioni per la tutela previdenziale

I dati contenuti nel Rapporto ReNaM assumono un’importanza rilevante anche sul piano della tutela previdenziale. Il mesotelioma rientra infatti tra le malattie professionali per le quali opera una presunzione legale di origine quando la patologia è contratta in settori lavorativi riconosciuti a rischio.

Nel sistema di tutela gestito dall’INAIL, il riconoscimento della malattia professionale consente al lavoratore o ai suoi superstiti di accedere alle prestazioni indennitarie previste dalla normativa (leggi tutto sulle tutele INAIL).

Le informazioni epidemiologiche fornite dal ReNaM contribuiscono quindi a rafforzare il quadro probatorio relativo all’origine professionale della malattia, soprattutto nei casi in cui la ricostruzione delle esposizioni risulti complessa a causa del lungo intervallo temporale trascorso.

Questo elemento assume particolare rilevanza anche nelle controversie giudiziarie relative al riconoscimento della malattia professionale o al risarcimento del danno.

Il problema della latenza e la persistenza dell’epidemia

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dall’VIII Rapporto ReNaM riguarda la lunga latenza delle patologie asbesto–correlate. Il mesotelioma infatti può manifestarsi anche dopo decenni dall’esposizione alle fibre di amianto. In molti casi l’intervallo tra il primo contatto con il materiale e la diagnosi della malattia supera i quaranta anni.

Questa caratteristica determina un andamento epidemiologico particolarmente prolungato nel tempo. Anche dopo il divieto di utilizzo dell’amianto introdotto nel 1992, continuano quindi a emergere nuovi casi legati alle esposizioni avvenute nei decenni precedenti.

L’VIII Rapporto conferma quindi che l’impatto sanitario dell’amianto rappresenta ancora oggi una questione di grande rilievo per la salute pubblica.

Le prospettive di prevenzione e bonifica

I dati raccolti dal sistema ReNaM evidenziano la necessità di proseguire con decisione le attività di prevenzione e bonifica dell’amianto presenti nel territorio.

Nonostante il divieto normativo, una quantità significativa di materiali contenenti amianto è ancora presente negli edifici, nelle infrastrutture e negli impianti industriali costruiti prima degli anni Novanta.

La rimozione e la gestione in sicurezza di questi materiali rappresentano quindi una priorità per ridurre il rischio di nuove esposizioni.

Parallelamente, è fondamentale mantenere attivi i sistemi di sorveglianza epidemiologica e di monitoraggio sanitario dei lavoratori esposti. Solo attraverso una conoscenza accurata del fenomeno è infatti possibile orientare efficacemente le politiche di prevenzione.

Il valore sistemico del Rapporto ReNaM

L’VIII Rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi conferma il ruolo centrale della sorveglianza epidemiologica nella gestione del rischio amianto.

La ricostruzione sistematica dei casi di mesotelioma consente di comprendere l’evoluzione dell’epidemia e di individuare le aree territoriali e i settori produttivi maggiormente coinvolti. Queste informazioni costituiscono una base conoscitiva essenziale sia per le politiche di prevenzione sia per la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie.

In un contesto caratterizzato dalla lunga latenza delle patologie asbesto–correlate, il monitoraggio continuo del fenomeno rappresenta infatti uno strumento indispensabile per affrontare una delle più gravi emergenze sanitarie e ambientali legate allo sviluppo industriale del Novecento.

L’evoluzione dei dati epidemiologici: confronto con gli anni precedenti

Uno degli elementi più rilevanti dell’VIII Rapporto ReNaM riguarda la possibilità di confrontare i dati più recenti con quelli raccolti nei precedenti rapporti nazionali. Questa prospettiva temporale consente di osservare l’evoluzione dell’epidemia di mesotelioma in Italia e di valutare l’efficacia delle politiche di prevenzione adottate dopo il bando dell’amianto del 1992.

Il primo Rapporto ReNaM, pubblicato nei primi anni Duemila, analizzava poco più di 10.000 casi di mesotelioma diagnosticati nel periodo iniziale di attività del registro. Con il passare degli anni la base informativa si è progressivamente ampliata: il quarto rapporto aveva superato i 15.000 casi registrati, mentre il sesto rapporto aveva già raggiunto una soglia superiore ai 21.000 casi.

Il settimo rapporto aveva poi portato la casistica complessiva a oltre 31.000 diagnosi. L’VIII Rapporto raggiunge oggi la cifra di 37.003 casi complessivi di mesotelioma maligno registrati nel periodo 1993–2021.

Questo incremento non rappresenta un aumento improvviso del fenomeno epidemiologico, ma riflette principalmente due fattori. Da un lato vi è il naturale accumulo dei casi nel tempo, dovuto alla lunga latenza delle patologie asbesto–correlate. Dall’altro lato, si osserva un progressivo miglioramento della capacità di rilevazione del sistema di sorveglianza epidemiologica.

Scarica i rapporti RENAM dal sito dell’INAIL.

La distribuzione delle sedi anatomiche del mesotelioma

L’VIII Rapporto conferma una distribuzione delle sedi anatomiche della malattia sostanzialmente stabile rispetto ai rapporti precedenti.

Il mesotelioma pleurico rappresenta circa il 93% dei casi registrati. Si tratta della forma più strettamente correlata all’inalazione delle fibre di amianto e costituisce da sempre la componente principale dell’epidemia.

Il mesotelioma peritoneale rappresenta invece circa il 5% dei casi complessivi. Seguono forme molto più rare, come il mesotelioma del pericardio e quello della tunica vaginale del testicolo, che insieme costituiscono una quota inferiore al 2%.

Questa distribuzione è rimasta sostanzialmente costante nei diversi rapporti ReNaM e riflette le modalità di esposizione prevalenti nei contesti lavorativi storicamente interessati dall’utilizzo di amianto.

L’andamento temporale dell’incidenza

Uno degli aspetti più discussi del nuovo rapporto riguarda l’andamento della curva epidemiologica del mesotelioma in Italia.

Secondo l’analisi presentata nel volume, i tassi di incidenza mostrano una progressiva stabilizzazione e una tendenza all’appiattimento della curva. Questo fenomeno è stato interpretato come un possibile segnale di avvicinamento al picco epidemico.

Il picco dei casi è stato osservato negli anni compresi tra il 2012 e il 2016, con oltre 1.600 diagnosi annue. Negli anni successivi si registra una lieve flessione, con valori che oscillano intorno ai 1.500 casi annui.

Questa dinamica è coerente con le previsioni epidemiologiche elaborate negli ultimi due decenni, secondo cui l’epidemia di mesotelioma avrebbe raggiunto il suo massimo circa trent’anni dopo il divieto dell’amianto.

Tuttavia, la diminuzione dei casi appare al momento più lenta di quanto alcuni modelli previsionali avevano ipotizzato.

Le differenze territoriali nella rilevazione dei casi

Un dato particolarmente significativo dell’VIII Rapporto riguarda la distribuzione geografica dei casi registrati.

Circa il 57% dei casi complessivi proviene da quattro regioni del Nord Italia: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna. Si tratta di territori caratterizzati da una forte industrializzazione nel secondo dopoguerra e da un uso esteso dell’amianto in numerosi comparti produttivi.

La concentrazione dei casi in queste regioni riflette quindi, almeno in parte, la storia industriale del paese. Tuttavia, gli autori del rapporto sottolineano che la distribuzione geografica potrebbe essere influenzata anche da differenze nella capacità di rilevazione dei registri regionali.

Alcune aree del Nord-Est, del Centro e del Sud Italia presentano infatti tassi di incidenza apparentemente più bassi rispetto a quanto ci si potrebbe attendere sulla base delle esposizioni storiche documentate.

Questa situazione solleva il problema della possibile sotto-rilevazione dei casi in alcune aree del paese, con implicazioni rilevanti sia sul piano epidemiologico sia su quello dell’equità sanitaria.

I numeri sulle modalità di esposizione

Un elemento centrale dell’attività del Registro Nazionale dei Mesoteliomi riguarda la ricostruzione delle modalità di esposizione all’amianto. Nel caso dell’VIII Rapporto, le indagini anamnestiche hanno consentito di definire il profilo di esposizione nel 78,4% dei casi registrati. Si tratta di un risultato significativo, ma ancora migliorabile, soprattutto considerando il valore scientifico e giuridico di queste informazioni.

Tra i casi per i quali è stato possibile identificare l’esposizione, circa il 70% è attribuibile a cause professionali. Seguono le esposizioni ambientali, familiari e quelle definite improbabili o ignote.

Il dato conferma quindi il ruolo dominante delle esposizioni lavorative nella genesi del mesotelioma in Italia.

Il peso del settore delle costruzioni

Tra i settori produttivi individuati dal ReNaM, quello delle costruzioni continua a rappresentare la principale fonte di esposizione professionale.

Una quota rilevante dei casi professionali è infatti riconducibile alle attività di edilizia e manutenzione degli edifici. In questo ambito, l’amianto è stato utilizzato per decenni in numerosi materiali da costruzione, tra cui coperture in cemento-amianto, pannelli isolanti e rivestimenti ignifughi.

La persistenza di un numero elevato di casi provenienti da questo settore suggerisce che il rischio amianto non appartiene esclusivamente al passato industriale del paese. In molti contesti lavorativi, soprattutto nelle attività di ristrutturazione e bonifica degli edifici, il contatto con materiali contenenti amianto continua a rappresentare un problema concreto.

Per questo motivo, il rapporto sottolinea l’importanza di rafforzare le attività di formazione dei lavoratori, di migliorare la comunicazione del rischio e di intensificare le attività di vigilanza nei cantieri.

I dati delle coorti più giovani e lo studio SEPRA

Un elemento di particolare interesse scientifico riguarda l’analisi delle coorti più giovani condotta attraverso lo studio SEPRA (Sorveglianza Epidemiologica delle Patologie Amianto-correlate).

I risultati mostrano una diminuzione dell’incidenza di mesotelioma nelle generazioni nate dopo gli anni Sessanta, cioè quelle che hanno avuto una minore probabilità di esposizione diretta all’amianto durante la vita lavorativa.

Questo andamento rappresenta un segnale positivo e conferma l’efficacia delle politiche di eliminazione dell’amianto adottate negli ultimi decenni.

Tuttavia, la riduzione osservata nelle coorti più giovani non è ancora sufficiente a determinare una diminuzione significativa del numero complessivo di casi, proprio a causa dell’elevata latenza della malattia.

Le criticità ancora presenti nel sistema di sorveglianza

Nonostante i progressi compiuti nel corso degli anni, il sistema ReNaM presenta ancora alcune criticità strutturali.

In primo luogo, persistono differenze significative nella capacità operativa dei Centri Operativi Regionali. Alcune regioni dispongono di sistemi di sorveglianza consolidati e di risorse adeguate, mentre altre presentano ancora difficoltà nella raccolta sistematica dei dati.

In secondo luogo, una quota non trascurabile di casi continua a essere classificata come “esposizione ignota”. Questo limite è spesso legato alla difficoltà di ricostruire esposizioni avvenute molti decenni prima della diagnosi. Infine, la copertura territoriale del registro non è ancora completamente uniforme. In alcune aree del paese il numero di casi registrati appare inferiore a quello atteso sulla base delle conoscenze storiche sull’uso dell’amianto.

Le implicazioni per la sanità pubblica

I dati contenuti nell’VIII Rapporto ReNaM confermano che il mesotelioma rappresenta ancora oggi una delle principali emergenze sanitarie legate alle esposizioni occupazionali del passato.

La prevenzione primaria rimane quindi lo strumento più efficace per ridurre il rischio di nuovi casi. Ciò significa proseguire con determinazione le attività di bonifica dell’amianto ancora presente negli edifici, nelle infrastrutture e negli impianti industriali.

Allo stesso tempo è fondamentale rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica e migliorare la capacità di individuare le esposizioni pregresse (leggi tutto sulla sorveglianza sanitaria e prevenzione secondaria).

Solo attraverso una conoscenza accurata della distribuzione dei casi e delle modalità di esposizione è infatti possibile orientare in modo efficace le politiche di prevenzione e di tutela dei lavoratori.

Il contributo del Rapporto ISTISAN sulla mortalità da mesotelioma (2010–2020)

Un ulteriore elemento di analisi utile per comprendere l’andamento epidemiologico del mesotelioma in Italia è rappresentato dal rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicato nella serie ISTISAN, dedicato alla mortalità per mesotelioma nel periodo 2010–2020. Questo studio integra le informazioni provenienti dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi offrendo una prospettiva basata sui dati di mortalità, ricavati dalle schede di morte e dalle statistiche nazionali.

Nel periodo analizzato sono stati registrati in Italia oltre 15.000 decessi attribuibili al mesotelioma maligno, con una media superiore ai 1.500 decessi annui. Anche qui la distribuzione geografica della mortalità mostra una forte concentrazione nelle aree storicamente caratterizzate da importanti insediamenti industriali e portuali. Tra queste emergono in particolare il Piemonte, la Lombardia, la Liguria e l’Emilia-Romagna, territori che coincidono in larga misura con quelli che registrano il maggior numero di casi anche nei rapporti del Registro Nazionale dei Mesoteliomi.

In alcune province industriali, come quelle legate alla cantieristica navale, alla produzione di cemento-amianto o alla siderurgia, i tassi di mortalità risultano significativamente superiori alla media nazionale.

Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità conferma inoltre la forte prevalenza maschile dei decessi per mesotelioma, legata alla maggiore esposizione lavorativa degli uomini nei settori industriali storicamente interessati dall’uso dell’amianto. Tuttavia, lo studio segnala anche una quota non trascurabile di casi femminili, spesso collegati a esposizioni familiari o ambientali.

Confronto tra rapporto ISTISAN e RENAM

Il confronto tra i dati di mortalità analizzati dall’ISS e quelli di incidenza raccolti dal ReNaM evidenzia una sostanziale coerenza dei trend epidemiologici. Entrambe le fonti indicano infatti che l’epidemia di mesotelioma in Italia si colloca ancora su livelli elevati, pur mostrando i primi segnali di stabilizzazione nelle coorti più recenti. Questo quadro rafforza l’importanza delle politiche di prevenzione e delle attività di bonifica dell’amianto ancora presente nel territorio nazionale, oltre alla necessità di mantenere attivi sistemi di sorveglianza epidemiologica in grado di monitorare l’evoluzione della malattia nei prossimi decenni.

Il contributo dell’Avvocato Ezio Bonanni nell’utilizzo dei dati ReNaM

I dati contenuti nei Rapporti del Registro Nazionale dei Mesoteliomi hanno assunto nel tempo un ruolo rilevante anche nell’ambito delle azioni giudiziarie e delle attività di tutela delle vittime dell’amianto. L’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), che da anni utilizza le evidenze epidemiologiche del ReNaM come strumento di supporto nelle cause per il riconoscimento delle malattie professionali e per il risarcimento dei danni subiti dai lavoratori esposti.

Secondo Bonanni, i rapporti ReNaM costituiscono una base scientifica fondamentale per dimostrare il nesso tra esposizione ad amianto e insorgenza del mesotelioma, soprattutto nei casi in cui le esposizioni professionali risalgono a molti decenni prima della diagnosi. L’analisi sistematica dei settori produttivi maggiormente coinvolti, così come la ricostruzione delle modalità di esposizione, contribuisce infatti a rafforzare il quadro probatorio nei procedimenti previdenziali e civili.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha più volte richiamato l’attenzione sull’importanza di utilizzare i dati del ReNaM non soltanto come strumento di ricerca epidemiologica, ma anche come supporto alle politiche di prevenzione e alla tutela giuridica delle vittime. Attraverso l’analisi dei dati contenuti nei diversi rapporti, l’ONA ha inoltre evidenziato come l’epidemia di mesotelioma in Italia sia strettamente collegata a scelte industriali e organizzative del passato che hanno esposto milioni di lavoratori alle fibre di amianto senza adeguate misure di protezione.

In numerose iniziative pubbliche e interventi istituzionali, Bonanni ha sottolineato la necessità di rafforzare il sistema di sorveglianza epidemiologica e di completare le bonifiche dell’amianto ancora presenti nel territorio nazionale. A suo avviso, i dati del Registro Nazionale dei Mesoteliomi dimostrano in modo inequivocabile che la prevenzione primaria, attraverso la rimozione dei materiali contenenti amianto e il monitoraggio sanitario degli esposti, resta l’unico strumento realmente efficace per ridurre il numero di nuovi casi nei prossimi decenni e vincere la battaglia contro l’amianto.