Per molti anni il cambiamento climatico è stato considerato quasi esclusivamente un problema ambientale. Oggi questa visione è profondamente cambiata. Le principali organizzazioni sanitarie internazionali riconoscono infatti che il riscaldamento globale rappresenta una delle più importanti minacce per la salute pubblica del XXI secolo. L’aumento delle temperature, gli eventi meteorologici estremi, la siccità e la perdita di biodiversità producono effetti che incidono direttamente sulla qualità della vita, sull’esposizione agli inquinanti e sulla diffusione di numerose malattie.

La crisi climatica modifica anche il modo in cui le persone entrano in contatto con agenti fisici, chimici e biologici potenzialmente pericolosi. Ondate di calore sempre più frequenti favoriscono la formazione di ozono troposferico e aggravano l’inquinamento atmosferico. Periodi prolungati di siccità aumentano la dispersione di polveri sottili, mentre precipitazioni intense e alluvioni possono mobilitare contaminanti presenti nel terreno, negli edifici e nelle aree industriali dismesse. In alcuni contesti aumenta persino il rischio di rilascio di fibre di amianto da coperture deteriorate, discariche abusive o manufatti danneggiati da eventi climatici estremi.

Le conseguenze non riguardano soltanto la popolazione generale. Molte categorie professionali risultano particolarmente esposte agli effetti del cambiamento climatico. Operai edili, addetti alle bonifiche ambientali, vigili del fuoco, agricoltori, personale della protezione civile e lavoratori impegnati nella gestione delle emergenze affrontano condizioni operative sempre più complesse. Temperature elevate, incendi boschivi, tempeste e fenomeni meteorologici eccezionali possono infatti aumentare contemporaneamente il rischio di infortuni e l’esposizione a sostanze nocive.

Per questo motivo la prevenzione non può più limitarsi al controllo del singolo agente di rischio. Diventa invece necessario considerare il rapporto tra ambiente, salute e attività umane come un sistema unico. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’approccio One Health, oggi considerato uno dei principali riferimenti scientifici per affrontare le nuove sfide poste dal cambiamento climatico e dalle esposizioni ambientali e professionali.

Cambiamento climatico e salute

Per molti anni il cambiamento climatico è stato considerato quasi esclusivamente un problema ambientale. Oggi questa visione è profondamente cambiata. Le principali organizzazioni sanitarie internazionali riconoscono infatti che il riscaldamento globale rappresenta una delle più importanti minacce per la salute pubblica del XXI secolo. L’aumento delle temperature, gli eventi meteorologici estremi, la siccità e la perdita di biodiversità producono effetti che incidono direttamente sulla qualità della vita, sull’esposizione agli inquinanti e sulla diffusione di numerose malattie.

La crisi climatica modifica anche il modo in cui le persone entrano in contatto con agenti fisici, chimici e biologici potenzialmente pericolosi. Ondate di calore sempre più frequenti favoriscono la formazione di ozono troposferico e aggravano l’inquinamento atmosferico. Periodi prolungati di siccità aumentano la dispersione di polveri sottili, mentre precipitazioni intense e alluvioni possono mobilitare contaminanti presenti nel terreno, negli edifici e nelle aree industriali dismesse. In alcuni contesti aumenta persino il rischio di rilascio di fibre di amianto da coperture deteriorate, discariche abusive o manufatti danneggiati da eventi climatici estremi.

Le conseguenze non riguardano soltanto la popolazione generale. Molte categorie professionali risultano particolarmente esposte agli effetti del cambiamento climatico. Operai edili, addetti alle bonifiche ambientali, vigili del fuoco, agricoltori, personale della protezione civile e lavoratori impegnati nella gestione delle emergenze affrontano condizioni operative sempre più complesse. Temperature elevate, incendi boschivi, tempeste e fenomeni meteorologici eccezionali possono infatti aumentare contemporaneamente il rischio di infortuni e l’esposizione a sostanze nocive.

Per questo motivo la prevenzione non può più limitarsi al controllo del singolo agente di rischio. Diventa invece necessario considerare il rapporto tra ambiente, salute e attività umane come un sistema unico. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’approccio One Health, oggi considerato uno dei principali riferimenti scientifici per affrontare le nuove sfide poste dal cambiamento climatico e dalle esposizioni ambientali e professionali.

L’approccio One Health: la salute dell’uomo dipende dalla salute dell’ambiente

L’approccio One Health rappresenta oggi uno dei principali modelli di prevenzione adottati a livello internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH), la FAO e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) riconoscono infatti che la salute umana, quella animale e quella degli ecosistemi sono strettamente collegate. Nessuna di queste componenti può essere tutelata in modo efficace se viene considerata separatamente dalle altre.

Questa prospettiva assume un’importanza ancora maggiore di fronte al cambiamento climatico. L’aumento delle temperature modifica gli ecosistemi, altera il ciclo dell’acqua, favorisce la diffusione di nuovi vettori di malattie e peggiora la qualità dell’aria. Allo stesso tempo cresce l’esposizione della popolazione a contaminanti chimici, biologici e fisici già presenti nell’ambiente. Di conseguenza, la prevenzione non può più limitarsi alla cura delle singole patologie, ma deve intervenire sulle cause ambientali che le favoriscono.

L’approccio One Health risulta particolarmente significativo anche per la tutela della salute dei lavoratori. Le attività svolte nei cantieri, nelle bonifiche ambientali, nell’industria, nell’agricoltura e nella gestione delle emergenze dipendono sempre più dalle condizioni climatiche. Ondate di calore, incendi boschivi, alluvioni e periodi di siccità modificano infatti il livello di esposizione a polveri, fibre, fumi, agenti biologici e sostanze tossiche. In molti casi il rischio professionale deriva dalla combinazione di più fattori che agiscono contemporaneamente.

Questo fenomeno interessa anche le esposizioni ad amianto e ad altri cancerogeni ambientali. Eventi meteorologici estremi possono danneggiare coperture in cemento-amianto, edifici industriali dismessi e infrastrutture obsolete, aumentando il rischio di dispersione delle fibre nell’ambiente. Allo stesso modo incendi che coinvolgono manufatti contenenti amianto possono rendere più complessi gli interventi di soccorso e le successive operazioni di bonifica. Per questo motivo la gestione del rischio non può limitarsi al controllo del singolo materiale, ma deve considerare il contesto ambientale nel suo insieme.

L’approccio One Health promuove quindi una prevenzione integrata. Medici, epidemiologi, igienisti, ingegneri ambientali, veterinari, climatologi e istituzioni pubbliche collaborano per individuare precocemente i rischi e ridurne gli effetti sulla popolazione. Questa strategia permette di proteggere contemporaneamente la salute umana, gli ecosistemi e gli ambienti di lavoro. Inoltre favorisce politiche di adattamento ai cambiamenti climatici capaci di ridurre l’incidenza delle malattie professionali, delle patologie respiratorie e delle altre malattie correlate alle esposizioni ambientali. In questa prospettiva il cambiamento climatico non rappresenta soltanto una sfida ecologica, ma diventa uno dei principali determinanti della salute pubblica e della sicurezza sul lavoro.

Cambiamento climatico, esposizioni ambientali e nuove sfide per la salute pubblica

Il cambiamento climatico modifica profondamente anche le modalità con cui le persone entrano in contatto con sostanze pericolose presenti nell’ambiente. L’aumento delle temperature, gli eventi meteorologici estremi e il progressivo degrado degli ecosistemi possono infatti favorire la dispersione di contaminanti già presenti nel territorio oppure aumentare l’esposizione della popolazione a nuovi fattori di rischio. Per questo motivo la crisi climatica rappresenta oggi una delle principali sfide anche per la medicina del lavoro, la prevenzione ambientale e la sanità pubblica.

Le ondate di calore favoriscono la formazione dell’ozono troposferico, un inquinante secondario che irrita le vie respiratorie e peggiora numerose malattie croniche. Allo stesso tempo, i lunghi periodi di siccità aumentano la concentrazione di polveri sottili (PM10 e PM2,5) nell’aria. La riduzione dell’umidità del suolo facilita infatti il sollevamento delle polveri da parte del vento e del traffico veicolare. Questo fenomeno interessa soprattutto le aree urbane, le zone agricole e i territori sottoposti a intensa attività industriale.

Anche gli eventi meteorologici estremi possono aumentare l’esposizione a sostanze pericolose. Alluvioni, frane e trombe d’aria possono danneggiare edifici industriali, depositi di rifiuti, impianti chimici e strutture contenenti materiali pericolosi. In alcuni casi vengono rilasciati nell’ambiente idrocarburi, metalli pesanti, pesticidi e altre sostanze tossiche. Le acque di piena possono inoltre trasportare contaminanti per molti chilometri, interessando aree che inizialmente non erano coinvolte dall’evento.

Cambiamento climatico e amianto

Particolare attenzione merita il problema dell’amianto. Molti edifici costruiti prima del divieto introdotto dalla Legge n. 257 del 1992 presentano ancora coperture, canne fumarie, serbatoi e altri manufatti in cemento-amianto. Il progressivo deterioramento dovuto all’invecchiamento, unito all’aumento degli eventi climatici estremi, può accelerare il degrado di questi materiali. Grandinate violente, incendi, trombe d’aria e crolli strutturali possono infatti provocare la liberazione di fibre aerodisperse, aumentando il rischio di esposizione per la popolazione e soprattutto per i lavoratori impegnati nelle operazioni di soccorso, demolizione e bonifica.

Questi scenari richiedono un rafforzamento delle attività di monitoraggio ambientale e della prevenzione. La tutela della salute non può limitarsi al controllo delle emissioni industriali o al rispetto dei limiti di legge. Diventa invece necessario valutare come il cambiamento climatico influenzi la distribuzione degli inquinanti e modifichi le modalità di esposizione della popolazione. In quest’ottica, l’approccio One Health invita a considerare il cambiamento climatico, l’inquinamento e le malattie professionali come fenomeni strettamente interconnessi. Solo una gestione integrata del territorio, della salute e dell’ambiente può infatti ridurre il rischio di nuove esposizioni e proteggere efficacemente le generazioni presenti e future.

Gli effetti del cambiamento climatico sulle malattie respiratorie, oncologiche e professionali

Il cambiamento climatico produce conseguenze che vanno ben oltre l’ambiente. Numerose ricerche dimostrano infatti che l’aumento delle temperature, il peggioramento della qualità dell’aria e la maggiore frequenza degli eventi meteorologici estremi incidono direttamente sulla salute umana. Le persone più vulnerabili sono gli anziani, i bambini, i soggetti affetti da malattie croniche e i lavoratori esposti quotidianamente a fattori di rischio ambientali. In questo contesto cresce anche l’importanza della prevenzione primaria, perché molte esposizioni possono essere ridotte intervenendo sulle cause ambientali che le determinano.

Tra le patologie maggiormente influenzate dalla crisi climatica figurano le malattie respiratorie. Le alte concentrazioni di particolato atmosferico, ozono e altri inquinanti aggravano asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), bronchiti croniche e insufficienza respiratoria. Inoltre, le stagioni polliniche sempre più lunghe e l’aumento delle temperature favoriscono l’incremento delle allergie respiratorie. Anche gli incendi boschivi contribuiscono a peggiorare la qualità dell’aria, liberando grandi quantità di polveri fini e sostanze tossiche che possono essere trasportate per centinaia di chilometri.

Cambiamento climatico e malattie oncologiche

La crisi climatica interessa anche il settore oncologico. Il riscaldamento globale non rappresenta una causa diretta di tumore, ma può aumentare l’esposizione a numerosi agenti cancerogeni già presenti nell’ambiente. Tra questi assumono particolare rilievo l’amianto, alcuni metalli pesanti, gli idrocarburi policiclici aromatici, le diossine, i pesticidi e altri contaminanti persistenti. Eventi estremi come incendi, alluvioni, frane e crolli di edifici possono infatti favorire la dispersione di tali sostanze, aumentando il rischio di contatto per la popolazione e per gli operatori impegnati nelle attività di emergenza e di bonifica.

Cambiamento climatico e medicina del lavoro

Le conseguenze sono particolarmente rilevanti anche per la medicina del lavoro. Operai edili, tecnici delle bonifiche, vigili del fuoco, personale della protezione civile, addetti alla manutenzione delle infrastrutture e lavoratori agricoli operano sempre più spesso in condizioni climatiche estreme. Il caldo intenso aumenta l’affaticamento fisico e riduce la capacità di concentrazione, mentre gli eventi meteorologici improvvisi possono esporre contemporaneamente a molteplici agenti di rischio. In presenza di edifici danneggiati o strutture industriali obsolete cresce inoltre la probabilità di entrare in contatto con fibre di amianto, polveri contenenti silice cristallina, fumi di combustione e altre sostanze nocive.

L’approccio One Health evidenzia come questi fenomeni non possano essere affrontati separatamente. La prevenzione delle malattie respiratorie, oncologiche e professionali richiede infatti politiche integrate che comprendano la tutela dell’ambiente, il monitoraggio degli inquinanti, la sicurezza nei luoghi di lavoro e una corretta pianificazione del territorio. Ridurre l’inquinamento, bonificare i siti contaminati, eliminare progressivamente i materiali contenenti amianto e rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica significa proteggere contemporaneamente la salute delle persone, degli ecosistemi e delle future generazioni. Questa è la concreta applicazione dell’approccio One Health e rappresenta una delle principali sfide della sanità pubblica nei prossimi decenni.

Strategie di adattamento, prevenzione e quadro normativo: come affrontare la crisi climatica secondo l’approccio One Health

Affrontare il cambiamento climatico significa intervenire sulle cause del problema, ma anche preparare la società ai suoi effetti. In ambito sanitario questo obiettivo richiede politiche di mitigazione e di adattamento che riducano contemporaneamente le emissioni, l’inquinamento e le esposizioni a fattori di rischio ambientali e professionali. L’approccio One Health rappresenta oggi il riferimento più autorevole per raggiungere questo risultato, perché considera salute umana, salute animale, qualità degli ecosistemi e sicurezza dei luoghi di lavoro come elementi di un unico sistema.

La prevenzione deve iniziare dalla tutela del territorio. Bonificare i siti contaminati, completare la rimozione dell’amianto ancora presente negli edifici, monitorare la qualità dell’aria, proteggere le risorse idriche e limitare il consumo di suolo sono interventi che producono benefici contemporaneamente sul piano ambientale e sanitario. Allo stesso tempo è necessario rafforzare la sorveglianza epidemiologica, così da individuare precocemente eventuali incrementi delle malattie correlate all’inquinamento, alle ondate di calore e alle esposizioni professionali. La raccolta sistematica dei dati consente infatti di programmare interventi mirati e di valutare l’efficacia delle misure di prevenzione.

Anche la sicurezza sul lavoro deve evolversi. Le imprese sono chiamate ad aggiornare periodicamente la valutazione dei rischi prevista dal D.Lgs. 81/2008, tenendo conto degli effetti prodotti dal cambiamento climatico sulle attività lavorative. Temperature estreme, incendi, eventi meteorologici intensi e nuovi rischi ambientali possono infatti modificare le condizioni operative e aumentare l’esposizione a sostanze nocive. Diventa quindi essenziale pianificare procedure specifiche, migliorare la formazione dei lavoratori, utilizzare adeguati dispositivi di protezione individuale e rafforzare il monitoraggio sanitario delle categorie più esposte.

Strategie europee e italiane contro il cambiamento climatico

Il quadro normativo europeo si sta progressivamente adattando a queste nuove esigenze. Il Green Deal europeo, la Legge europea sul clima (Regolamento UE 2021/1119), la Strategia europea di adattamento ai cambiamenti climatici, il Piano d’azione europeo “Inquinamento Zero” e la Strategia europea per il suolo promuovono una gestione integrata delle politiche ambientali e sanitarie.

In Italia questi obiettivi trovano applicazione nel Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC); nel Piano Nazionale della Prevenzione e nei programmi dedicati alla salute, alla sicurezza sul lavoro e alla tutela ambientale. Tuttavia, l’efficacia di queste strategie dipende dalla loro concreta attuazione sul territorio e dal coordinamento tra istituzioni, sistema sanitario, enti di controllo e mondo della ricerca.

Per un osservatorio dedicato all’amianto e alle altre esposizioni dannose, il cambiamento climatico rappresenta quindi una nuova dimensione della prevenzione. Gli effetti della crisi climatica possono infatti amplificare rischi già esistenti, modificare le modalità di esposizione agli agenti cancerogeni e creare nuove situazioni di vulnerabilità per lavoratori e cittadini. Applicare l’approccio One Health significa riconoscere questa interconnessione e sviluppare strategie capaci di proteggere contemporaneamente salute, ambiente e sicurezza del lavoro. Solo una prevenzione fondata sulla collaborazione tra discipline diverse potrà ridurre l’impatto delle esposizioni nocive e rafforzare la tutela delle generazioni presenti e future.