A quasi un anno dal devastante incendio che ha colpito l’ex stabilimento Inalca di via Due Canali a Reggio Emilia, arriva un accordo tra tutti i soggetti coinvolti per completare le operazioni di bonifica dell’area, in particolare per quanto riguarda la rimozione dell’amianto. Si tratta di un passaggio rilevante in una vicenda complessa, che ha sollevato interrogativi ambientali, sanitari e istituzionali fin dalle prime ore successive al rogo.

L’intesa è stata raggiunta al termine di un confronto durato diverse settimane. Ha coinvolto il Comune di Reggio Emilia, Inalca, Sirio, Fin4Coop e Sarda Leasing, ovvero le società che, a vario titolo, risultano proprietarie, affittuarie o conduttrici dell’immobile distrutto dalle fiamme. L’obiettivo dichiarato è chiaro: superare definitivamente le criticità residue del sito e accelerare il ritorno a condizioni di piena sicurezza per cittadini e ambiente.

Secondo quanto comunicato dall’amministrazione comunale, l’accordo consente di procedere con il completamento delle bonifiche senza attendere i tempi, spesso lunghi e incerti, legati ai risarcimenti assicurativi. In questo modo, spiegano dal Comune, si potrà garantire un intervento più rapido ed efficace a tutela della salute pubblica, evitando ulteriori rinvii.

Il costo delle operazioni sarà interamente sostenuto dalle imprese coinvolte e non comporterà impegni economici per le casse comunali. Le attività verranno affidate a un’azienda specializzata e si svolgeranno sotto la supervisione di Arpae e Ausl. Chiamate a garantire il rispetto delle procedure e delle norme di sicurezza.

Dall’incendio alle prime bonifiche: cosa è successo

L’incendio è scoppiato nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 2025. Ha distrutto completamente lo stabilimento di oltre 20 mila metri quadrati, costruito a metà del Novecento e utilizzato negli anni da diversi operatori del settore alimentare. Le fiamme hanno coinvolto anche un vicino magazzino di stoccaggio, causando la perdita di migliaia di tonnellate di prodotti destinati alla distribuzione.

Fortunatamente, al momento del rogo, all’interno dell’impianto si trovavano poche persone, che sono riuscite a mettersi in salvo. Tuttavia, lo spegnimento dell’incendio si è rivelato complesso. Le operazioni sono durate quasi 24 ore e alcuni focolai sono rimasti attivi per giorni, provocando nuovi episodi di fumo e cattivi odori nella zona circostante.

Fin dalle prime ricognizioni, anche tramite droni, è emersa la possibile presenza di coperture in amianto. Questo ha acceso l’allarme sul rischio di dispersione di fibre nell’ambiente e sull’esposizione della popolazione residente. Tra febbraio e giugno 2025 sono stati effettuati diversi interventi di messa in sicurezza e bonifica, ma il tema non si è mai davvero chiuso.

Il fatto stesso che oggi si parli di “completamento” delle bonifiche ha alimentato dubbi sull’efficacia degli interventi precedenti e sulle valutazioni compiute nella fase iniziale dell’emergenza. Nel frattempo, molte famiglie hanno continuato a vivere accanto a un’area percepita come contaminata. Senza informazioni sempre chiare e complete sul proprio stato di salute o sui livelli di rischio effettivi.

Le posizioni in campo: istituzioni e comitati

Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, ha definito l’intesa “un accordo importante”, sottolineando come rappresenti un passo decisivo verso la chiusura di una vicenda complessa. Secondo il primo cittadino, il confronto tra le parti si è svolto in modo aperto e costruttivo e ha riaffermato il principio di responsabilità condivisa. Obiettivo comune di restituire sicurezza a un’area considerata strategica per la città.

Allo stesso tempo, dal Comune precisano che l’accordo sulla bonifica non comporta alcuna assunzione di responsabilità sulle cause dell’incendio, che restano oggetto di un’indagine ancora in corso. Questo aspetto, però, rappresenta uno dei punti più controversi dell’intera operazione.

Secondo gli attivisti, l’intesa arriva troppo tardi e certifica una serie di fallimenti: nella prevenzione, per l’assenza di controlli adeguati prima dell’incendio; nella gestione dell’emergenza, caratterizzata da interventi frammentati; e soprattutto nella tutela della salute pubblica, con cittadini esposti per mesi a un rischio evitabile.

Il comitato chiede maggiore trasparenza sui dati ambientali e sanitari, un monitoraggio sanitario strutturato della popolazione esposta, screening mirati e un piano di sorveglianza epidemiologica. Inoltre, sollecita chiarimenti sul futuro urbanistico dell’area e sull’uso dei poteri sostitutivi che il Comune avrebbe potuto attivare in presenza di un pericolo grave e imminente.

Bonifiche e futuro dell’area ex Inalca: cosa resta aperto

Nonostante l’accordo, la vicenda dell’ex Inalca non può dirsi conclusa. Restano aperte diverse questioni, a partire dalla definizione di un progetto chiaro per la destinazione futura dell’area. Parlare di sito “strategico” senza indicare vincoli, funzioni e garanzie economiche rischia di alimentare nuove incertezze e timori tra i residenti.

Inoltre, la mancanza di una presa di responsabilità esplicita sulle cause dell’incendio lascia irrisolto un nodo fondamentale. Chi risponde, in ultima istanza, di quanto accaduto e dei disagi subiti dalla popolazione? La sensazione diffusa è che la bonifica rappresenti un atto dovuto, più che una scelta virtuosa, arrivata solo dopo mesi di pressioni e polemiche.

Ora l’attenzione si sposta sui tempi e sulle modalità concrete degli interventi annunciati. La vera prova sarà la capacità di completare le operazioni nei tempi promessi, garantendo controlli rigorosi e una comunicazione costante e comprensibile ai cittadini. Solo così sarà possibile ricostruire la fiducia e chiudere davvero una pagina che ha segnato profondamente la città.

In definitiva, l’accordo sulle bonifiche è un passaggio importante, ma non basta da solo a cancellare ritardi, incertezze e paure. La tutela della salute pubblica e dell’ambiente richiede continuità, trasparenza e scelte tempestive: elementi che, secondo molti, in questa vicenda sono arrivati troppo tardi.