Affrontando il tema di salvaguardia della natura e di perdita di biodiversità il discorso sulla flora merita una trattazione a parte. Le più numerose tra le specie viventi presenti sul nostro pianeta fanno parte del regno vegetale. A loro si deve la trasformazione dell’energia solare in energia utilizzabile da animali e funghi. In altre parole senza gli appartenenti alla flora non potremmo continuare a vivere, e come noi gli altri animali. Le piante forniscono inoltre la gran parte dei principi attivi utili alla farmacologia. Molti di essi oggi vengono sintetizzati in laboratorio, ma molti altri sono ancora da scoprire o ancora non siamo in grado di ricrearli.
In questa guida parliamo di flora e in particolare della ricca flora italiana. Spieghiamo cosa si intende con il termine flora, approfondendo anche la sua origine e le principali minacce che la riguardano. Conservare gli organismi del regno vegetale è essenziale non solo per l’ambiente, ma anche per la salute umana. In altre parole, proteggere la flora significa preservare la biodiversità , salvaguardare gli ecosistemi e tutelare il benessere dell’uomo.
L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, guidato dall’Avvocato Ezio Bonanni, riconosce che la protezione della salute è strettamente legata alla tutela dell’ambiente. Per questo, l’Associazione si impegna anche nella salvaguardia della natura, comprese flora e fauna.
L’origine e il significato del termine flora
La flora e le specie vegetali in Italia e nel mondo
Il termine flora indica l’insieme delle specie vegetali presenti in un territorio, frutto di censimenti accurati, e comprende la loro descrizione e classificazione il più possibile completa.
Lo studio della flora è un ramo della botanica chiamato floristica. Esso rientra nell’ambito più ampio dello studio della vegetazione, noto come fitosociologia o geobotanica, che analizza i popolamenti vegetali di una specifica area e le condizioni ambientali ed ecologiche in cui crescono. Questi studi considerano non solo l’elenco delle specie presenti, ma anche la loro quantità e le relazioni ecologiche che determinano strutture e funzioni delle comunità vegetali.
I trattati di floristica raccolgono e descrivono le specie vegetali presenti in una specifica area geografica, come una nazione, una regione o una provincia, fornendo strumenti utili al loro riconoscimento, spesso attraverso l’uso di chiavi dicotomiche.
Si deve a Sandro Pignatti l’ultima monumentale opera che censisce le specie vegetali presenti in Italia, con il titolo di Flora d’Italia.
Quali sono le principali tipologie di flora?
La flora comprende tutte le specie del regno vegetale e le classifica secondo il sistema linneano in classi, ordini, famiglie, generi, specie e, quando presenti, varietà. A seconda del genere, alcune piante contano poche specie, mentre altre ne comprendono molte, spesso condividendo lo stesso habitat.
Le piante si distinguono per la capacità di svolgere la fotosintesi clorofilliana, che le rende uniche tra gli esseri viventi. Grazie a cellule specializzate, possono trasformare l’energia solare in energia chimica utile per il loro sostentamento.
L’evoluzione delle piante ha avuto inizio circa 500 milioni di anni fa, quando alcune specie acquatiche hanno colonizzato l’ambiente terrestre. Qui trovavano più luce e meno competizione con altri esseri viventi. Le prime piante terrestri, dette briofite, includono i muschi; sono ancora molto legate all’acqua, necessitano di umidità per riprodursi tramite spore e non producono semi. La loro struttura è semplice: le cellule non sono altamente specializzate, ma tutte possono svolgere la fotosintesi e immagazzinare acqua.
Successivamente, alcune piante evolutesi sulla terraferma sono ritornate all’ambiente acquatico. Un esempio è la Posidonia, che crea vaste praterie sui fondali poco profondi dove la luce è abbondante. Sebbene viva in acqua, non è un’alga, ma una pianta vascolare complessa: sviluppa fiori, frutti e semi, e hanno una radice che oltre a sostenere la pianta è
specializzata nell’immagazzinamento dell’energia.
L’evoluzione delle piante vascolari
Le piante vascolari fanno la loro comparsa circa 430 milioni di anni fa e si distinguono per la loro struttura più complessa. Con cellule altamente specializzate e un sistema di vasi capace di trasportare acqua e nutrienti verso l’alto e i prodotti della fotosintesi verso il basso. Si riproducono tramite semi e riescono a colonizzare anche ambienti non legati alla presenza costante di acqua.
Le felci rappresentano una via di mezzo tra briofite e piante vascolari: possiedono un sistema vascolare e cellule specializzate, ma non producono semi e necessitano di acqua per la riproduzione, limitando così la loro diffusione agli ambienti umidi.
Le prime piante vascolari terrestri furono le gimnosperme, letteralmente “a frutto nudo”. Queste piante producono coni o strobili maschili e femminili, talvolta su individui separati, e si affidano al vento per consentire l’incontro del polline con le cellule uovo. Tra le gimnosperme ancora presenti oggi troviamo conifere come pini, abeti, pecci, cipressi e ginepri.
Che cosa sono le angiosperme e quali piante comprendono
Le angiosperme hanno sviluppato un sistema riproduttivo estremamente sofisticato e funzionale. I loro fiori, grazie a forme, colori e profumi, attirano specifici animali impollinatori, come api, mosche e farfalle, garantendo una fecondazione più precisa rispetto alla semplice dispersione casuale del polline da parte del vento.
Il seme, racchiuso in una drupa (frutto con un solo seme) o in una bacca (frutto carnoso con molti semi), può essere disperso sia dal vento sia dagli animali, aumentando le probabilità di germinazione in condizioni favorevoli e permettendo alla pianta di colonizzare territori più ampi.
Infatti, il seme si trova all’interno di un frutto che funge da fonte di nutrimento per gli animali, alcuni dei quali contribuiscono direttamente alla germinazione passando attraverso il loro apparato digerente. Pensiamo per esempio all’oliva, la drupa dell’albero di olivo (Olea europea). I grassi da cui ricaviamo l’olio di oliva sono altamente nutritivi per gli animali che mangiando le olive ne disperdono il seme. Oggi la pianta viene diffusa dall’uomo innestando le varietà desiderata su una pianta da seme portante.
Le angiosperme rappresentano il 90% delle specie vegetali al mondo. La loro diversità è strabiliante e si è evoluta nella continua e lunghissima interazione tra il regno vegetale e quello animale grazie alle strategie utile a difendersi dai brucatori o ad attirare gli animali per l’impollinazione e la diffusione del seme.
Le piante annuali sono angiosperme che completano l’intero ciclo vitale in un anno. Crescono rapidamente, producono fiori e semi, e poi muoiono, investendo tutte le loro energie nella riproduzione. Questa strategia le rende tra le specie più veloci ed efficienti nella diffusione.
La teoria Gaia dell’unico organismo
L’ipotesi Gaia è una teoria, avanzata da James Lovelock nel 1969 e anticipata da Giovanni Keplero nel diciassettesimo secolo.Secondo questa teoria, tutti gli esseri viventi sulla Terra parteciperebbero a formare un unico, gigantesco organismo. Questo organismo, in grado di autoregolarsi attraverso l’interazione dei suoi diversi componenti per mantenere condizioni favorevoli alla vita, è stato chiamato con il nome di una dea della mitologia greca Gaia, personificazione della Terra.
Studi recenti hanno dimostrato come le piante siano capaci di comunicazione e come quelle che abitano una foresta costituiscano un unico grande organismo in cui esistono dinamiche di collaborazione e comunicazione. I funghi con la loro vastissima rete micellare connettono i singoli individui con connessioni che in parte sono ancora da studiare e spiegare. Stefano Mancuso nei suoi libri e spettacoli fornisce un quadro completo delle capacità delle piante di comunica, cooperare e spostarsi, allargando il loro areale.
Importanza della biodiversità e il ruolo delle piante
Parlando di biodiversità, non ci si riferisce solo alla flora, ma anche alla fauna, alla varietà di specie presenti in un determinato ambiente, alla ricchezza degli ecosistemi e al patrimonio genetico all’interno di ciascuna specie. La flora rappresenta un elemento fondamentale di questo intreccio, strettamente connesso al mondo animale, ai funghi, ai protisti e ai batteri, così come alle relazioni tra le singole specie di ogni regno.
Un ecosistema ricco di biodiversità è più resiliente: è capace di resistere agli attacchi esterni e di ristabilire un equilibrio dopo gli sconvolgimenti. All’interno di una stessa specie, la diversità genetica, favorita dalla riproduzione sessuata, permette di avere risposte differenti alle stesse minacce. Un esempio attuale è il rischio che corrono alcune cultivar di Olea europaea o di banane, tutte geneticamente molto simili.
Le piante giocano un ruolo cruciale nella formazione di suolo fertile, nella rigenerazione dei boschi e nella continuità della vita sul pianeta. Senza la capacità delle piante di produrre energia dal sole, il regno animale non potrebbe esistere: ci nutriamo infatti di piante direttamente oppure di animali che a loro volta si sono nutriti di piante.
Quali sono le principali minacce per la flora?
L’inquinamento, causato dalle attività antropiche, ha determinato una profonda contaminazione di acqua, aria, suolo alterando l’equilibrio ecologico.
Fra le principali minacce alla flora ci sono:
- inquinamento atmosferico, termico, del suolo e idrico ed emissioni di gas serra connessi anche con il riscaldamento globale, che alterando i cicli dell’acqua e le temperature mette a repentaglio al sopravvivenza di alcune specie;
- deforestazione e agricoltura intensiva con uso di pesticidi e pesca massiccia che minaccia i fondali marini a poseidonia;
- ignoranza dell’ambiente biofisico, mancanza di cultura ecologica;
- raccolta indiscriminata di fiori per la loro bellezza o abusiva a scopo fitoterapico;
- importazione di specie aliene a fini commerciali o decorativi.
Quali sono le specie aliene invasive?
Le specie aliene invasive rappresentano la seconda più importante minaccia alla biodiversità. Si tratta di specie originarie di altri luoghi che vengono spostate consapevolemente o per errore dall’uomo in ambienti molto distanti e diversi da quello di origine. In alcuni casi le specie aliene non provocano gravi danni all’ecosistema. In altri invece provocano enormi stravolgimenti e si parla di specie aliene invasive.
Facciamo l’esempio, particolarmente significativo, dell’ailanto, anche conosciuto come albero del paradiso. L’ailanto (Ailanthus altissima) è un albero originario delle Molucche, coltivato in Cina per la produzione della seta. In Italia fu importato nel XVII per il consolidamento dei terreni e in seguito, quando il baco da seta e l’intero settore risultavano minacciati da un batterio, fu ampiamente coltivato. L’ailanto e il suo fitofago, il bombice dell’ailanto, furono usati solo per una quindicina di anni. Pasteur infatti aveva trovato la cura alla malattia e l’allevamento del baco da seta poté continuare a prosperare.
Specie invasive: il problema dell’ailanto
L’ailanto ha una crescita velocissima, una sorprendente capacità di creare polloni e una formidabile resistenza. Le tossine presenti nella corteccia e nelle radici impediscono alle altre piante di crescere alterando quindi gravemente la biodiversità e tendendo a creare boschi puri.
Oggi l’ailanto si trova quasi ovunque nella penisola, insieme al suo fitofago che continua a cibarsi delle sue foglie. Sul’isola di Montecristo dove il leccio autoctono era minacciato dall’allevamento della capra, l’ailanto stava rischiando di diventare la specie dominante dell’isola. Un programma finanziato dall’Unione Europea ha permesso la lotta all’ailanto e di salvare la macchia mediterranea di Monte Cristo.
Flora: le principali specie in Italia
L’Italia è un paese straordinariamente ricco di biodiversità. La flora italiana vanta il più elevato numero di specie di piante con seme in tutta Europa. Questa ricchezza è in parte dovuta alla posizione geografica della penisola, che durante le glaciazioni rimase in parte libera dai ghiacci, permettendo ad alcune specie relitte di un passato tropicale di sopravvivere. Un esempio è la palma nana, che ha resistito nei recessi di promontori e coste a tutte le glaciazioni.
La presenza di territori montuosi e collinari ha favorito la creazione di numerose nicchie ecologiche, spesso abitate da endemismi, cioè specie che esistono esclusivamente in Italia.
Inoltre, la varietà climatica – dal clima alpino a quello continentale e mediterraneo – contribuisce alla ricchezza di specie. I boschi alpini e subalpini sono tra i più ricchi di biodiversità, mentre i boschi di collina hanno subito notevoli trasformazioni dovute all’attività umana: l’uomo ha favorito piante da frutto come il castagno e ha abbattuto alberi da alto fusto per ricavarne legna e carbone.
Le foreste di pianura sono quasi scomparse, sopravvivendo solo in piccoli lembi, come il Bosco della Mesola a Ferrara e la Selva di Circe a Latina.
Protezione della flora in Europa
La Comunità Europea ha redatto un elenco delle specie minacciate che devono essere tutelate in tutti gli Stati membri. Nella lista rossa dell’UE delle specie minacciate sono incluse circa 2.000 specie vegetali.
La Direttiva 92/43 /CEE, nota anche come direttiva “Habitat”, è uno strumento della Comunità Europea volto alla conservazione della biodiversità in Europa.
La Direttiva si fonda su due pilastri principali: la rete ecologica Natura 2000, che comprende siti destinati alla protezione di habitat e specie elencati rispettivamente negli allegati I e II, e il regime di tutela delle specie riportate negli allegati IV e V.
La particolarità della Rete Natura 2000 sta nella realizzazione di corridoi ecologici che includono anche zone dove è presente l’attività umana, come le coltivazioni tradizionali private. Per quanto riguarda la conservazione della flora, vengono tutelate anche piante selvatiche imparentate con specie coltivate, per il loro potenziale valore alimentare.
Alcune piante, sebbene presenti in quantità di esemplari abbondante sono protette per altre ragioni, fondate sulle relazioni con altri esseri viventi. Pensiamo per esempio al pungitopo (Ruscus aculeatus), specie protetta di cui è fatto assoluto divieto di raccolta su tutta la penisola. Il pungitopo con le sue foglie acumimate e coriacee svolge una funzione fondamentale. Crea una sorta di protezione intorno ai giovani di germogli aiutando il bosco a rigenerarsi.
Salvaguardare l’ambiente e tutelare la salute
Salvaguardare l’ambiente rappresenta il fondamento per tutelare la salute dei cittadini. Per questo l’ONA interviene per ridurre i rischi derivanti da cancerogeni, come l’amianto, che minacciano non solo la salute, ma anche l’ambiente. La prevenzione primaria mira a limitare ogni tipo di esposizione nociva attraverso la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati. Così l’ONA ha istituito l’App Amianto.
Per coloro che hanno subito danni a causa dell’esposizione ad amianto e altri agenti cancerogeni, l’ONA fornisce supporto sanitario e consulenza legale. È possibile richiedere una consulenza telefonando al numero verde 800.034.294 o compilando il formulario.




